L'ovovia di Italia 61

Il trasporto dei visitatori e' effettuato mediante 61 piccole cabine biposto dipinte a colori vivaci, che scorrono su un cavo all'altezza di circa 10 metri dal suolo. Le caratteristiche generali della funivia sono le seguenti: dislivello tra le due stazioni m. 120; lunghezza inclinata della linea m. 900.; il funzionamento avviene a mezzo di motore elettrico con velocita' di esercizio di 3 m/s. L'impianto e' in grado di trasportare in un'ora circa 700 passeggeri in ciascuna direzione. Prezzo L.100.

(Tratto dalla "Guida ufficiale di Italia 61")

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Quella di costruire a Torino una vera e propria funivia cittadina fu probabilmente l'idea piu' originale messe in opera a Italia 61. Si trattava di una "ovovia" che collegava la zona dell'esposizione (piu' o meno all'altezza della Scuola di Amministrazione Aziendale) con il Parco Europa di Cavoretto, uno dei punti piu' belli e panoramici della collina torinese. A rivedere oggi quelle piccole cabine ci paiono cosi' fragili e leggere da chiederci quanto fossero sicure, rapportandole agli standard di sicurezza attuali. In ogni caso non risulta che vi furono incidenti o mal funzionamenti nonostante la massiccia presenza di pubblico.

Attualmente di questa "attrazione" sono rimasti i ruderi delle due stazioni: quella a terra, che per molti anni venne usata come bar pizzeria (denominata, in periodi diversi '"Area 61" e "Beau geste") e quella nel Parco Europa di Cavoretto. Oggi entrambe versano, purtroppo, in condizioni di completo abbandono.

Funivia per il Parco Europa di Cavoretto


L'amico Claudio Piccarreta ci ha invito un email in cui ci segnala che la vecchia ovovia di Italia 61 e' stata utilizzata, fino a pochi anni fa, in Val Vigezzo, come impianto di risalita.

Effettivamente, facendo una rapida ricerca su Internet, abbiamo trovato delle immagini che confermano tale notizia. Questo ci fa molto piacere e ci spinge a chiedere a voi, visitatori di questo sito, ulteriori informazioni e testimonianze. Insomma, la famosa ovovia di Italia 61 non fece la tragica fine della monorotaia ma e' stata ancora attiva per piu' di quarant'anni...


In rete abbiamo trovato due ovovie che potrebbero essere le stesse dell'esposizione del 1961: sicuramente quella della Val Videzzo ma anche quella di Courmayeur che sembra porprio uguale a quella che ci portava a Cavoretto tanti anni fa!

Sopralluogo alla stazione a valle dell'ovovia


Il Comune di Torino ha dato in concessione all'associazione culturale "ArtatWork" l'uso della stazione a valle dell'ovovia di Italia 61.

Grazie alla disponibilita' e cortesia di "Artatwork" abbiamo potuto presenziare, con alcuni nostri soci e all'associazione "Nearch", al sopralluogo del locale che, come potete vedere dalle immagini che qui riportiamo, versa in stato di grave abbandono.

E' in progetto una riqualificazione della struttura al fine di utilizzarla per eventi culturali organizzati da "Artatwork" e per riconsegnare alla citta' un pezzo della sua storia (e dell'esposizione di Italia 61) che altrimenti andrebbe perduto.

In questa pagina abbiamo inoltre inserito due immagini attuali dell'altra stazione dell'ovovia, quella del Parco Europa di Cavoretto che versa in condizioni ancora peggiori e per la quale non e' al momento prevista alcuna opera di riqualificazione.

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La telecabina di Torino inaugurata per le celebrazioni di Italia'61 aveva un percorso di 871 metri ed un dislivello di 118 metri, la stazione di partenza a valle era ubicata nel parco attiguo ai padiglioni della "Mostra delle Regioni" in riva al Po, mentre quella a monte era in località Cavoretto e precisamente nel nuovo Parco Europa ampliato e completato per l'Esposizione Internazionale del Lavoro.

Le cabine avevano una forma "ovoidale" molto aerodinamica, per questo venivano soprannominate simpaticamente "ovetti", avevano diverse colorazioni (rosse, blu, gialle) e trasportavano massimo due persone per cabina, anche se gli spazi interni erano davvero minimi. L'impianto a pieno regime aveva una capacita' massima di 600 persone l'ora. Queste cabine vennero ideate dall'ing. Ugo Carlevaro e da un altro ingegnere della Aeritalia (oggi Alenia) di cui vorremo avere qualche notizia.

L'ing. Carlevaro fu l'inventore anche dell'ammorsamento automatico che venne utilizzato in questo impianto cittadino.

Sono da segnalare alcuni incidenti verificatisi negli anni su questi impianti biposto, tra le principali cause c'era stato un errore di progettazione o di realizzazione delle prime morse d'aggancio, che causarono anche delle rotture dei componenti di fissaggio delle cabine, provocando in alcuni casi la caduta dell'ovetto, che miracolosamente non cagiono' nessuna vittima. Successivamente vennero approntate sostanziali modifiche progettuali che ne migliorarono la sicurezza.

La società Piemonte Funivie cesso' l'attività nei primi anni '80 e vendette l'archivio storico alla società Agudio.

Nelle mie varie ricerche ho scoperto anche alcune carrozzerie realizzatrici delle cabine dei famosi "ovetti", tra queste posso citare la "carrozzeria Cavallini" di Morbegno attualmente in attività' e la "carrozzeria Gigi Nardo" di Modena della quale non sono riuscito a trovare notizie recenti.

Nel nostro sito abbiamo gia' trattato il tema del riutilizzo della funivia di Torino, da raffronti piu' approfonditi si e' appurato che ne' la funivia della Val Vigezzo ne' quella di Courmayeur hanno mai utilizzato cabine di Italia'61. Da ulteriori ricerche si e' individuato un altro impianto con cabine più' simili delle prime due citate pocanzi ed e' l'impianto di Teglio-Prato San Valentino, anch'esse quasi identiche.

Uno dei particolari piu' interessanti per il confronto e' stato il vetro posteriore che ci ha confermato l'estraneita' di questi ovetti all'impianto di Torino. Questo vetro nelle cabine della Piana di Vigezzo e di Courmayeur e' di dimensioni maggiori, mentre in quelle di Teglio e' leggermente diverso.

La cabina del centenario risultava piu' snella ed ovale mentre quella di Teglio era piu' tozza, inoltre i finestrini laterali degli ovetti di quest'ultima localita' si aprono completamente mentre quelli di Torino avrebbero avuto un'apertura ridotta.

Tutte queste differenze c'inducono a confermare che il mistero degli "ovetti" di Torino non e' ancora stato risolto.


Vi consiglio per una lettura piu' approfondita sull'argomento la bella pagina dedicata sul sito FUNIVIE.ORG dal caro Simone Bassi dal quale sono stati tratti molti dati.

Voglio ringraziare anche il giornalista Alessandro Lombardini per il bell'articolo della rivista "Quota Neve n.80 - giugno 1995".

Il carissimo Arch. Giacomo Bonzani per l'invio del suo libro sulla funivia vigezzina e tutti coloro che hanno messo in rete informazioni, dati e riviste riguardanti tale impianto.

Un grazie anche ad alcuni proprietari degli ovetti presenti in Val Vigezzo per avermi permesso di fare fotografie delle cabine sopravvissute alla rottamazione.

Un caloroso ringraziamento e' doveroso al signor Ezio, addetto-responsabile della funivia vigezzina, una persona squisita e disponibile, che ha raccontato al sottoscritto aneddoti riguardanti l'impianto. Tutto cio' anche se ero per lui soltanto uno sconosciuto, semplicemente appassionato di questi favolosi "ovetti".

Un importante contributo e' stato dato dalla storica Societa' Agudio, che come ho ricordato prima e' detentrice dell'archivio storico della Piemonte Funivie e collabora con il signor Piergiorgio Graziano, esperto nel campo delle funivie.


di Michele Oliveto

Riceviamo la seguente email:

From: giuliana.azzaroli@fastwebnet.it

Subject: Italia'61

Date: 20/11/2019 at 21:52 (GMT 1) from 93.34.154.45


Cognome: Azzaroli

Nome: Giuliana

Gli ovetti erano prodotti da NARDI di Modena ditta specializzata in "vetture" per giostre ottovolanti e autoscontri. Il progetto di questa funivia ovetti compresi è di mio padre Ing. Giulio Azzaroli e adotta il sistema di ammorsamento automatico ben visibile in foto inventato dal prof. Ugo Carlevaro.