La città delle Meraviglie - Italia '61

"...che a lei erano legati i ricordi piu' belli della mia vita, che quella fu davvero una stagione unica ed irripetibile, che grazie a lei ero cresciuto, diventato uomo e che da lei avevo ricevuto sicuramente più di quanto potesse immaginare. Lei è stata la mia giovinezza...

Le ho detto che non pensasse mai, neanche per un solo istante, di avere avuto una vita inutile. Ho cercato di rassicurala dicendole che tanti, ancora oggi, la ricordano con affetto; certo, non quelli che dovrebbero darle una nuova vita ed una nuova speranza, quelli sono uomini meschini che non sanno nulla di lei e che non hanno avuto gli occhi per vedere, attraverso la sua bellezza, il nostro futuro e la nostra voglia di vivere. Non e' per loro che e' stata creata la monorotaia di Italia '61, lei e' stata creata per persone come me e te, gente che ha ancora la capacità e la voglia di emozionarsi e di sognare".



"La città delle meraviglie - Italia '61" è liberamente ispirato alle vicende del compianto amico Franco Perboni, che lavorò all'esposizione come tecnico addetto alla manutenzione della monorotaia.

A lui è dedicato il mio libro.

Mario Abrate

Recensioni

La Repubblica - Torino - 4 luglio 2022

Caro Mario, tornando in treno da Milano ho avuto finalmente il tempo di finire il tuo libro iniziato qualche settimana fa. Ti dirò che mi e' piaciuto, un racconto delicato, con tanti sentimenti e ricordi parte del nostro passato.

Leggendo il libro ho rivissuto quel periodo , pieno direi zeppo, di curiosità, entusiasmi e meraviglia.... Abbiamo vissuto un'epoca straordinaria che avrei voluto replicata per i miei figli, ma così non e' stato, e qui mi associo a quell'amaro in bocca che accompagna l'epilogo della storia. E' un vero peccato che il paese abbia smarrito tanti valori della cui assenza siamo chiamati a confrontarci tutti i giorni. In questo periodo tutti scrivono libri credo che il tuo abbia veramente 'un senso' più degli altri per dirla alla Vasco Rossi! ti abbraccio E' molto difficile trovare qualcuno che abbia una storia da raccontare e sappia come farlo: il libro che hai scritto ha uno stile fluido, fresco e soprattutto coinvolge (personalmente quando finisce Italia '61 e il protagonista fa le sue riflessioni sul tempo che e' passato e sulla svolta che ha dato alla sua vita, mi sono davvero commosso!). Probabilmente per un torinese appassionato della storia della città (non solo di Italia '61...) è più fruibile e più gradevole: ma questo non e' assolutamente un limite, anzi! Ben vengano le storie "nostrane", specie quando sono sincere e coinvolgenti come quella che sei riuscito a mettere su carta tu!

Mi è piaciuta la non-pretenziosità nella narrazione (le vicende narrate sono di vita quotidiana, eppure riesci a tenere incollato l'occhio sulla pagina..), quella che definirei una grande capacità di immedesimazione nel protagonista (se non sapessi che in lui c'è molto di te... ma chi lo legge può non saperlo!), e il dipanarsi delle vicende ha un inizio e una fine lineari, senza salti. Non e' poco, ripeto, in momenti in cui molti scrivono solo per infarcire le pagine di colpi di scena ed effettismi verbali che in fin dei conti lasciano il tempo che trovano.

C'e' "sostanza" nel tuo libro, ecco: cioè quello che - secondo me - deve primariamente esserci in un romanzo. Oltretutto, la struttura con cui l'hai pensato potrebbe far pensare all'elaborazione di un seguito (il giovane minatore e' diventato grande, e chissà cos'altro potrebbe succedere...) che spero tu abbia preso in considerazione di scrivere e che nel caso mi auguro, un giorno, di leggere. Insomma, credimi il mio giudizio positivo non è dettato da un partigianismo a priori, ma dal fatto che la tua storia mi ha sinceramente colpito, appassionato ed emozionato: quanta commozione e trepidazione per questo giovane minatore sardo, per le sue prime impressioni su Torino, per i suoi primissimi moti d'amore e per le difficoltà e le gioie del suo quotidiano! (Paolo)

La lettura continua ad affascinarmi... libro dopo libro.

La coltura del mio sapere inizia seminando lettere per far nascere la voglia di leggere ed un giorno si trasforma in cultura, sbocciata e fiorita nelle mie emozioni.

E così un amico un giorno mi ha regalato un libro. Un regalo inaspettato e per questo ancora più bello. il titolo è "La città delle meraviglie" (Italia '61), l'autore Mario Abrate.

Come disse il mio insegnante di lettere il titolo di un libro cattura l'attenzione del lettore e aveva ragione! Io ne ero già catturato e piacevolmente prigioniero.

Ho iniziato subito a leggerlo, curioso come sempre, di conoscere epoche e mondi che non ho mai vissuto. Il libro è un bellissimo dipinto di una Torino, lontana e magica, con sfumature e contorni che suonano le corde giuste di una melodia rilassante.

E' stato bellissimo leggere le righe e immaginarmi una Torino di classe, al centro del mondo, viva, ricca di slancio e rilancio agli occhi di un mondo che probabilmente non la conosceva.

Il libro scorre veloce come la monorotaia Alweg, protagonista assoluta dei tre racconti che danno forma e sostanza al libro.

Una monorotaia che ha portato avanti e indietro nel tempo, passato e futuro come le sue direzioni obbligate lo permettevano.

Leggendo il libro lo stomaco si stringeva, il cuore rallentava ed il fiato era l'alito che scandiva il tempo delle mie notti insonni.

Amante di Torino ed innamorato della sua storia, ho amato, con questo libro, la geografia dei tanti non-torinesi (come la mia famiglia, del resto!) che hanno scelto l'opportunità di vivere un presente migliore, con la certezza di un futuro meno incerto.

Ho gustato ogni pagina di questo libro e non sapete quante volte ho riguardato le immagini che hanno dato sapore alle storie.

Ho provato affetto e tenerezza per quegli uomini e donne, immortalate nel tempo ed immortali nello spazio della mia libreria.

Ripeto... io non c'ero nel 1961, i miei genitori erano ancora bambini ma è come se avessi vissuto ogni giorno di quel grande evento.

Grazie Mario per aver guidato nelle serate del mio relax, la mia macchina del tempo.

Non ne ho mai avuti, ma dopo la lettura di questo libro, i miei dubbi sulla bellezza infinita di Torino, si sono sciolti insieme alla nebbia che non ci avvolge neanche più!


Massimiliano (Giugno 2022)

E' molto difficile trovare qualcuno che abbia una storia da raccontare e sappia come farlo: il libro che hai scritto ha uno stile fluido, fresco e soprattutto coinvolge (personalmente quando finisce Italia '61 e il protagonista fa le sue riflessioni sul tempo che e' passato e sulla svolta che ha dato alla sua vita, mi sono davvero commosso!).

Probabilmente per un torinese appassionato della storia della citta' (non solo di Italia '61...) e' piu' fruibile e piu' gradevole: ma questo non e' assolutamente un limite, anzi! Ben vengano le storie "nostrane", specie quando sono sincere e coinvolgenti come quella che sei riuscito a mettere su carta tu!

Mi e' piaciuta la non-pretenziosita' nella narrazione (le vicende narrate sono di vita quotidiana, eppure riesci a tenere incollato l'occhio sulla pagina..), quella che definirei una grande capacita' di immedesimazione nel protagonista (se non sapessi che in lui c'e' molto di te...ma chi lo legge puo' non saperlo!), e il dipanarsi delle vicende ha un inizio e una fine lineari, senza salti. Non e' poco, ripeto, in momenti in cui molti scrivono solo per infarcire le pagine di colpi di scena ed effettismi verbali che in fin dei conti lasciano il tempo che trovano. C'e' "sostanza" nel tuo libro, ecco: cioe' quello che - secondo me - deve primariamente esserci in un romanzo. Oltretutto, la struttura con cui l'hai pensato potrebbe far pensare all'elaborazione di un seguito (il giovane minatore e' diventato grande, e chissa' cos'altro potrebbe succedere...) che spero tu abbia preso in considerazione di scrivere e che nel caso mi auguro, un giorno, di leggere.

Insomma, credimi il mio giudizio positivo non e' dettato da un partigianismo a priori, ma dal fatto che la tua storia mi ha sinceramente colpito, appassionato ed emozionato: quanta commozione e trepidazione per questo giovane minatore sardo, per le sue prime impressioni su Torino, per i suoi primissimi moti d'amore e per le difficolta' e le gioie del suo quotidiano!

Ben scritto, coinvolge ed appassiona.

(Roberto)

Mario, complimenti per il libro che ho finito di leggere ieri sera, semplice ma significativo, fa rivivere le emozioni di quel bel periodo che coincide con la gioventù dei protagonisti. (Enrico)

Ho letto il tuo libro. Hai una grande capacità di narrazione, scritto con un linguaggio semplice. Quindi universale a chiunque si avvicina alla lettura. E' una storia molto bella, a me ha dato un senso di calore, di casa, di quotidiano, di cose semplici, si legge tutto di un fiato e dispiace quando termina. Ti invidio, l'unico consiglio se' posso darti un consiglio e'; scrivi, scrivi, scrivi e scrivi.

Ho letto il tuo libro ; mi è molto piaciuto, ed è bella l'idea del dialogo con la Macchina, purtroppo la fine non è stata quella auspicata al termine del libro, ma purtroppo viviamo in un paese che ha poca o scarsa memoria per le cose belle fatte nel passato. (Marcello)

Mi e' piaciuto molto per vari motivi, perche' scrivi bene e ti si legge bene e perche' negli anni 50/60 era bambina a Torino. Poi, conosco il Paolo ispiratore... (Teresina)

Ho iniziato a leggere il suo libro....... molto piacevole. Complimenti!

(Manfredo Barberis, Presidente LC Torino Augusta Taurinorum)

Bello il libro l'ho letto l'altra settimana, si legge con piacere ed anche in un soffio. Bravo Mario! (Riccardo)