Le hostess furono uno dei simboli più riconoscibili di Italia ’61. Giovani, eleganti e preparate, erano però anche sottoposte a precise regole di comportamento, presenza e abbigliamento. Per sei mesi accolsero visitatori e delegazioni provenienti da tutto il mondo, contribuendo a dare all’Esposizione un’immagine moderna, ordinata e internazionale.
Le hostess furono inizialmente circa 150, ma nel corso dell’Esposizione il loro numero aumentò fino a raggiungere circa 190 ragazze. La loro selezione fu particolarmente accurata: non si cercavano soltanto giovani di bella presenza, ma persone capaci di rappresentare con eleganza, educazione e sicurezza l’immagine moderna e internazionale che Italia ’61 voleva offrire ai suoi visitatori.
Molte provenivano da famiglie della buona borghesia torinese e piemontese, in un’epoca in cui per una ragazza molto giovane lavorare a contatto con migliaia di persone, delegazioni ufficiali e visitatori stranieri rappresentava un’esperienza tutt’altro che comune. Accanto alle italiane vi erano inoltre alcune ragazze straniere, presenza particolarmente significativa per una manifestazione che aveva una forte vocazione internazionale.
Uno dei requisiti più importanti era infatti la conoscenza delle lingue straniere. Italia ’61 richiamava a Torino visitatori provenienti da numerosi Paesi e le hostess dovevano essere in grado di accoglierli, fornire informazioni e rispondere alle loro domande. Oggi può sembrare un requisito abbastanza normale, ma nella Torino dei primi anni Sessanta non era affatto facile trovare ragazze così giovani capaci di esprimersi correntemente in più lingue.
Per molte di loro Italia ’61 rappresentò quindi un’esperienza eccezionale: sei mesi trascorsi in un ambiente internazionale, a contatto con culture, persone e situazioni molto diverse da quelle della vita quotidiana dell’epoca. Anche per questo le hostess finirono per diventare uno dei simboli più riconoscibili e ricordati dell’Esposizione.