Nato a Detroit nel 1934 e cresciuto nel cuore dell'industria automobilistica statunitense, John "Tom" Tjaarda van Starkenburg ha legato indissolubilmente il suo nome e la sua carriera all'Italia, scegliendo Torino come sua patria d'adozione. Appena laureato in architettura all'Università del Michigan e forte di una grande passione per il disegno industriale, Tjaarda si trasferì in Italia e trovò il suo primo impiego presso la prestigiosa Carrozzeria Ghia.
Il destino volle che il suo battesimo professionale coincidesse con uno degli eventi più iconici della Torino del dopoguerra: l’esposizione internazionale Italia ’61, organizzata per celebrare il primo centenario dell'Unità d'Italia. Per l'occasione, la città aveva bisogno di un sistema di trasporto avveniristico per collegare le aree della vasta mostra allestita lungo la zona sud, nei pressi del Po. La scelta cadde su una spettacolare monorotaia sospesa (basata sulla tecnologia Alweg), un vero e proprio simbolo di modernità e progresso tecnologico.
Fu proprio a un giovanissimo Tom Tjaarda che venne affidato il compito di curare il design e le linee del convoglio. L'opera del designer fu impeccabile: seppe tradurre le aspirazioni ottimiste e "spaziali" degli anni Sessanta in forme slanciate, aerodinamiche e pulite. La monorotaia sembrava uscita da un racconto di fantascienza e rappresentò una delle attrazioni più fotografate e ammirate di tutta la manifestazione.
Quella per la monorotaia di Italia ’61 fu solo la rampa di lancio per una carriera straordinaria. Subito dopo quell'esperienza, Tjaarda entrò alla Pininfarina, dove contribuì a plasmare capolavori senza tempo come la Fiat 124 Spider e la Ferrari 330 GTC. Successivamente, rientrato in Ghia, firmò la leggendaria De Tomaso Pantera (1971), oltre a numerosi altri progetti di successo che spaziavano dalle vetture sportive ai fuoristrada di lusso, fino all'apertura del suo studio indipendente, la Tjaarda Design.
Tom Tjaarda ci ha lasciato nel 2017 a Torino, la città che lo aveva accolto da giovane e a cui ha regalato non solo il suo genio automobilistico, ma anche la visione futuristica di quel convoglio che ancora oggi evoca la magia e le speranze di Italia ’61.