Secondo Marocco

Secondo Marocco: un omaggio a mio Padre

di Lucia Marocco

Sono venuta a conoscenza di questo sito grazie a Franca, mia cognata, che mi ha invitata a verificare se da qualche parte si parlasse dell’Ing. Secondo Marocco, mio padre, che fu un importante artefice del successo della manifestazione del 1961.

Mi sono così resa conto che ancora nessuno aveva menzionato il suo nome e ho pensato che fosse un mio compito privilegiato quello di ricordare qui qualcosa di quel momento speciale della sua vita umana e professionale.

Posso farlo anche come parte in causa, perché lavorai all’interno della Segreteria dell’On Giacchero e di mio padre, che dal novembre 1960 era stato nominato Coordinatore Generale Tecnico. Ero l’assistente della Segretaria particolare di entrambi la Sig.ra Rita Caneparo e fui cosi testimone di ciò che si muoveva nel cuore dell’organizzazione.

Secondo Marocco era stato chiamato ad assumere la responsabilità dell’organizzazione dal suo grande amico, l’Ing. Filiberto Guala, che aveva maturato una scelta di vita completamente diversa e, come garante nei confronti del Governo, voleva essere sicuro di lasciare in mani competenti e affidabili il compimento di questa grande opera. Alcune lettere, custodite gelosamente negli anni dalla Mamma testimoniano quanto affermo.

Papà che aveva appena concluso la sua avventura alla Microtecnica, di cui era stato per diversi anni Vice Direttore Generale, accettò con grande gioia e con qualche timore l’incarico…. anche perché il suo amico gli rivelò la sua intenzione di ritirarsi nella Trappa dei Monaci Cistercensi alle Frattocchie di Roma solo dopo che mio padre aveva già accettato l’incarico.

Pur preoccupato e un po’ deluso (aveva sperato di poter collaborare personalmente con l’amico Guala) si mise subito all’opera e si gettò nell’avventura a fianco dell’On. Giacchero con il quale ebbe sempre un rapporto di collaborazione molto cordiale.

Io avevo vent’anni ed ero alla mia prima esperienza lavorativa. Vissi quel periodo con lo spirito della mia età, ebbi modo di imparare molto dal punto di vista del lavoro, anche perché i miei Direttori erano molto esigenti e la Segreteria di Direzione doveva funzionare in modo perfetto. Del resto la Signorina Caneparo era un’insegnante molto severa e intransigente e nei mesi che seguirono diventammo anche buone amiche.

In ogni caso dal mio punto di osservazione ebbi modo di toccare con mano quali fossero le difficoltà dei mesi che precedettero l’inaugurazione. C’era tutto da costruire, il terreno in cui doveva avvenire la manifestazione era stato fino a quel momento una specie di steppa piena di erbacce e di cespugli, tutta buche e immondizia. Questo č visibile anche dalle fotografie che presentano l’avvio dei lavori e il sorgere dei primi edifici. C’erano quindi da costruire le varie strutture ma si doveva anche bonificare il terreno, spianarlo, seminare l’erba dei prati intorno al laghetto, cercare e piantare gli alberi…. Sembra strano, ma il problema degli alberi, che ora sono cosě belli e rigogliosi, fu per molto tempo un grande cruccio di chi lavorava nel cantiere. Molti alberi furono piantati e morirono, inoltre non si potevano piantare alberi troppo grandi, ecc.

Ricordo ansie negli uffici e notti insonni a casa. Se ben ricordo ancora nella notte precedente l’inaugurazione i lavori continuarono nel comprensorio delle Mostre! Ma tutto, come per miracolo, fu pronto nei tempi fissati e iniziarono i mesi della manifestazione. Mio padre si trasferì nella palazzina degli uffici al Comprensorio delle Mostre per essere presente e pronto ad intervenire in caso di eventuali problemi tecnici e organizzativi e venne saltuariamente nella sede di Piazza Solferino 11. Ma per tutti, i sei mesi della manifestazione furono un periodo esaltante e magico: tutti quei visitatori provenienti da tutti i paesi….e chi aveva mai visto qualcosa di simile a Torino?

Vorrei dire molto di più e mi accorgo che i ricordi miei sono legati agli amici giovani come me, alle feste, alle corse al Comprensorio per questa o quella kermesse…E’ un peccato che i giovani siano sempre un po’ distratti, o per meglio dire, più concentrati sulla propria personale esperienza. Ma mi rendo conto che cosi deve essere e, mentre racconto ai miei figli i ricordi di quel tempo, mi accorgo che forse lo sto facendo per la prima volta….e me ne rammarico. Anche per loro voglio lasciare questa testimonianza del Nonno. Desidero che siano orgogliosi di lui, come lo sono stata e lo sono io. Se il suo nome non compare sui documenti ufficiali accanto al nome dell’Ing. Guala č un peccato, ma corrisponde perfettamente al carattere schivo e rigoroso, noncurante dell’apparenza, sempre centrato sulla realizzazione concreta degli obiettivi che si era fissato. Molti degli uomini che lavorarono in quei mesi non compaiono nei documenti ufficiali, anche se furono i principali artefici di questa grandiosa opera che fece di Torino per qualche mese il centro del mondo!

I documenti che allego vogliono essere il mio contributo e la mia testimonianza di figlia a un uomo grande e meritevole di essere ricordato nel tempo.

Grazie per lo spazio che gentilmente mi viene dedicato su questo sito.

Lucia Marocco

La Sig.ra Lucia ci ha fornito diverso materiale molto interessante che riportiamo in questo sito.

In particolare segnaliamo le seguenti lettere, relative al carteggio intercorso fra l'Ing. Filiberto Guala e l'Ing. Secondo Marocco, nelle quali Guala prende commiato dall'amico e gli augura il miglior successo per l'impegno che gli ha lasciato. .

La lettera originale di risposta e' andata persa ma, fortunatamente, abbiamo la trascrizione effettuata dalla moglie dell'Ing. Marocco sig.ra Teresa Giovenale.

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