Ricciotti Tonon

A seguito della pubblicazione sul nostro sito di una foto in cui sono raffigurate alcune persone accanto alla monorotaia Alweg, riceviamo un email dal figlio dell'Ing. Ricciotti Tonon.

"Mi ha fatto molto piacere vedere la foto inviata dall'amico Massimiliano Marengo. Quel giorno, avevo quindici anni, ero presente con mio padre Ricciotti Tonon, il secondo in alto a destra vicino a Carlo Perboni; non ricordo chi fossero gli altri personaggi immortalati, ricordo che almeno uno di loro parlava in tedesco.

Mio padre, ingegnere progettista, mi portava spesso con se per farmi conoscere in anteprima le sue realizzazioni, eravamo appena scesi dalla monorotaia dopo un giro di prova; credo fosse il giorno del collaudo.

Mi fa piacere ricordare alcune delle tante opere realizzate a Torino da mio padre ing. Ricciotti Tonon, all'epoca direttore tecnico delle "Officine Viberti":

Nel '61, sempre in occasione dei festeggiamenti per il centenario dell'Unità d'Italia, l'autobus urbano a due piani che faceva capolinea in piazza Castello; negli anni precedenti la filovia Torino-Rivoli che sostituì l'obsoleta ferrovia; nel 1955/56 l'avveniristico bus interurbano "Golden Dolphin" che ebbe gran risonanza nella stampa internazionale, realizzato in unico esemplare e che ebbe l'onore di essere presentato anche nella neonata televisione.

Golden Dolphin

A coloro che conobbero mio padre posso dire che, dopo una brillante carriera in collaborazione con le maggiori industrie italiane ed anche straniere, si è ritirato a Tuoro sul Trasimeno (Perugia) dove è scomparso il 2 febbraio 1990."

Stiamo quindi parlando dell'uomo che ha progettato il famoso autobus a due piani Viberti CV 61, uno dei più leggendari simboli di Italia '61.

Abbiamo avuto il piacere di incontrare Riccardo Tonon, sua moglie e il suo figlio piu' giovane, Ricciotti Jr. durante un loro breve soggiorno a Torino. In questo piacevole incontro abbiamo potuto ripercorrere la vita e la brillante carriera di questo straordinario esempio di genio italiano dalle capacità e creatività non comuni.

Racconta Riccardo: "Ricciotti Tonon nasce a Trieste nel 1912. Laureatosi in ingegneria giovanissimo (21 anni), può subito coltivare professionalmente la sua grande passione: gli aerei e la loro progettazione.

Fino alla fine della seconda guerra mondiale svolge la sua attività in ambito militare, successivamente passa all'industria privata. E' nei primi anni cinquanta che, grazie al buon rapporto instauratosi con Candido Viberti, titolare della Viberti di Torino specializzata nella costruzione di mezzi pubblici e autogru, impiega il suo estro nella progettazione di autobus e diviene di fatto il progettista leader dell'azienda di Torino. Dal suo estro nascono non soltanto l'autobus a due piani ma anche lo splendido "Golden Dolphin" (costruito all'epoca ma oggi non più esistente) e l'AT1007 Fast Bus.

A seguito della morte del titolare il clima in seno all'azienda cambiò e in breve tempo mio padre dovette lasciare la Viberti. Avviò diverse collaborazioni in altre parti d'Italia fra cui la più significativa e' quella con la S.A.I., Società Aeronautica Italiana.

La monorotaia

Mio padre, fin dai tempi della guerra, era stato in contatto con la Alweg di Colonia. Quando iniziarono i lavori per Italia 61 gli venne commissionata la progettazione della monorotaia. In essa e' evidente l'ispirazione ad una carlinga di un aereo di linea.

Non so bene come andarono le cose, sta di fatto che la Alweg costruì una propria monorotaia su progetto di un italiano, mio padre appunto.

Inizialmente la linea doveva partire dal centro di Torino per arrivare fino a Trofarello ma poi le cose sono andate così come sappiamo...

L' autobus a due piani

L'idea di mio padre era quella di permettere anche ai passeggeri che stavano nel piano superiore di stare in piedi. Tale obiettivo era stato pienamente raggiunto ma aveva di fatto reso l'autobus fuori norma in quanto troppo alto di 20 cm. per gli standard dell'epoca. Fu così che nelle progettazioni successive mio padre cercò di risolvere il problema abbassando il pianale fino a renderlo praticamente a livello del marciapiede. Nella foto che segue è possibile vedere una realizzazione successiva all'autobus di Italia 61, che, oltre ad avere la caratteristica di non avere bisogno di nessuna scaletta, aveva il motore alloggiato nella parte anteriore, collocato praticamente sotto la postazione dell'autista.

Fino a quell'epoca non esistevano mezzi di trasporto progettati in origine come autobus, normalmente questi erano frutto di modifiche apportate a mezzi di trasporto merci (camion) adattate al trasporto di persone. Mio padre fu probabilmente uno dei primi a progettare mezzi specifici per il trasporto urbano di gente.

Prima della messa in circolazione dell'autobus di Italia 61 mio padre volle andare in Inghilterra per vedere da vicino i famosi bus londinesi, non tanto per studiarne la struttura quanto per vederne da vicino il colore. Il rosso era il suo colore preferito tanto che lo usò anche per la monorotaia.

Nonostante ciò il rosso scelto per i mezzi di Torino fu leggermente diverso da quello londinese.

La costruzione di un autobus così alto dette adito ad alcune perplessità' rispetto alla tenuta di strada: alcuni, all'interno della stessa Viberti, ipotizzava un alto rischio di ribaltamento.

Per dimostrare l'inconsistenza di tali paure, mio padre effettuò delle prove in laboratorio di cui abbiamo ancora la straordinaria testimonianza fotografica.

L'autobus venne quindi messo su un pianale obliquo e, onde evitare danni per un possibile ribaltamento, posto in prossimità di una parete in grado di sostenerlo nel caso fosse caduto. Dalle foto che riportiamo in questa pagina appare evidente come l'autobus di Italia 61 fosse assolutamente sicuro, in grado di sostenere anche le più dure pendenze."

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Ringraziamo l'amico Riccardo per il prezioso contributo dato a questo sito e alla nostro sforzo di mantenere vivo il ricordo di Italia 61.

Chiudiamo questa pagina con una delle ultime immagini dell'Ing. Tonon e di sua moglie.

Per lui un ringraziamento per quanto ha saputo darci, sicuramente tardivo ma non per questo meno sentito.