Il Palazzo a Vela, poi divenuto semplicemente Palavela, fu una delle architetture più riconoscibili di Italia ’61. La sua grande copertura in cemento armato, sospesa su tre punti e chiusa originariamente da ampie superfici vetrate, gli conferiva un aspetto leggero e futuristico, destinato a diventare parte dell’immagine stessa della Torino del Centenario.
Il Palazzo a Vela nacque come Palazzo delle Mostre e fu costruito tra il 1959 e il 1961 nell’area di Italia ’61. Il progetto fu elaborato da Annibale e Giorgio Rigotti, con il contributo strutturale degli ingegneri Franco Levi e Nicolas Esquillan. In origine l’edificio era pensato anche per ampliare gli spazi destinati alle grandi manifestazioni espositive torinesi.
Durante Italia ’61 ospitò la mostra Moda, Stile e Costume, inserendosi perfettamente nell’immagine di modernità che la manifestazione voleva trasmettere.
L’elemento che rendeva il Palazzo immediatamente riconoscibile era la grande copertura in cemento armato precompresso, sostenuta su tre punti e sviluppata sopra un salone circolare di circa 130 metri di diametro. Le grandi vetrate inclinate chiudevano lo spazio senza appesantire visivamente la struttura.
L’effetto complessivo era quello di una gigantesca vela appoggiata quasi leggermente sul terreno, da cui nacque il nome con cui l’edificio sarebbe diventato conosciuto da tutti i torinesi.
A differenza di molte strutture nate per esposizioni temporanee, il Palazzo a Vela continuò a essere utilizzato. Tra il 1961 e il 1974 ospitò il Museo Storico dell’Aeronautica Militare e successivamente accolse mostre, manifestazioni e, dagli anni Ottanta, anche attività sportive.
La sua grande superficie interna e la particolare forma ne consentirono quindi una lunga vita dopo il Centenario, anche se con funzioni molto diverse da quelle originarie.
Nel 1969 il Palazzo a Vela entrò anche nella storia del cinema grazie a The Italian Job (Un colpo all'italiana), film britannico diretto da Peter Collinson e interpretato, tra gli altri, da Michael Caine, Noël Coward e Raf Vallone. Gran parte dell’azione è ambientata a Torino, trasformata in un vero scenario per l’inseguimento delle celebri Mini Cooper.
In una delle sequenze più spettacolari, le tre Mini percorrono la superficie esterna della grande volta del Palavela, inseguite da un’Alfa Romeo della polizia. La particolare forma dell’edificio, nato soltanto pochi anni prima per Italia ’61, diventò così parte integrante della scena e contribuì a renderla memorabile.
In vista dei Giochi Olimpici Invernali del 2006, l’edificio venne profondamente trasformato su progetto dell’architetto Gae Aulenti e dell’ingegnere Aurelio De Bernardi. All’interno della grande copertura originale fu inserito un nuovo volume indipendente, destinato a ospitare circa 8.000 spettatori per le gare di pattinaggio artistico e short track.
L’intervento comportò anche la rimozione delle grandi vetrate che caratterizzavano l’edificio originario. La storica vela in cemento rimase, ma il rapporto tra copertura e spazio interno cambiò radicalmente.
Oggi il Palavela è ancora utilizzato per manifestazioni sportive e spettacoli, ed è uno degli impianti più riconoscibili della Torino contemporanea. La sua vicenda è però molto diversa da quella del vicino Palazzo del Lavoro: il primo è stato salvato attraverso una trasformazione profonda, il secondo è rimasto sostanzialmente abbandonato.
Della costruzione del 1961 sopravvive soprattutto la straordinaria copertura, mentre l’originario spazio trasparente e leggero immaginato dai progettisti è stato purtroppo profondamente modificato.