Tra le attrazioni più amate di Italia ’61, l’ovovia collegava il comprensorio dell’Esposizione con il Parco Europa di Cavoretto. I piccoli “ovetti” colorati offrivano ai visitatori un modo insolito e spettacolare per spostarsi, trasformando il viaggio stesso in parte dell’esperienza del Centenario.
La telecabina di Italia ’61 collegava il comprensorio dell’Esposizione, nell’area della Mostra delle Regioni lungo il Po, con Parco Europa a Cavoretto, sulla collina torinese. Il percorso misurava circa 871 metri e superava un dislivello di 118 metri.
L’impianto permetteva quindi ai visitatori di raggiungere in pochi minuti la parte alta della manifestazione, evitando un tragitto più lungo su strada. Il viaggio offriva inoltre una vista particolarmente suggestiva sul Po, sull’area espositiva e sulla città, trasformando lo spostamento in una vera attrazione.
Le cabine avevano una caratteristica forma ovoidale, molto moderna per l’epoca, che valse loro il soprannome di “ovetti”. Erano realizzate in diversi colori, tra cui rosso, blu e giallo, e potevano trasportare al massimo due persone.
Gli spazi interni erano ridotti, ma proprio questa dimensione raccolta contribuiva a rendere il viaggio particolare e riconoscibile. A pieno regime l’impianto poteva trasportare circa 600 passeggeri all’ora, garantendo un flusso continuo tra la zona del Po e Cavoretto.
Il progetto della funivia fu curato dall’ingegner Giulio Azzaroli e adottava il sistema di ammorsamento automatico ideato dal professor Ugo Carlevaro. Questo meccanismo consentiva alle cabine di agganciarsi e sganciarsi automaticamente dalla fune nelle stazioni, facilitando le operazioni di salita e discesa dei passeggeri.
Gli “ovetti” furono prodotti dalla Nardi di Modena, azienda specializzata nella costruzione di vetture e componenti per impianti di intrattenimento e trasporto. L’insieme di forma, colore e tecnologia contribuì a dare all’ovovia quell’aspetto futuristico che ben si inseriva nello spirito di Italia ’61.
Terminata l’Esposizione, l’ovovia rimase uno dei ricordi più caratteristici delle celebrazioni del Centenario. Come altri impianti di questo tipo, negli anni successivi fu oggetto di interventi e modifiche tecniche, soprattutto per migliorare la sicurezza dei sistemi di aggancio delle cabine.
La società Piemonte Funivie cessò la propria attività nei primi anni Ottanta e il suo archivio storico venne successivamente acquisito dalla società Agudio. Gli “ovetti”, però, sono rimasti nell’immaginario di molti visitatori come uno dei simboli più curiosi e affascinanti di Italia ’61.