La Mostra “Moda, Stile e Costume” fu una delle esposizioni più originali di Italia ’61. Nata inizialmente come mostra dedicata alla moda, ampliò presto il proprio orizzonte per raccontare il gusto, le arti, lo spettacolo e i cambiamenti della vita italiana nel Novecento. Fu allestita nel Palazzo delle Mostre, il futuro Palavela, e inaugurata il 9 giugno 1961.
I cinque saloni del Palazzo delle Esposizioni ospitavano fiori recisi, piante da appartamento e da serra, composizioni floreali e prodotti legati al giardinaggio. Accanto alle esposizioni principali trovavano spazio anche sezioni dedicate alle piante in casa, alla fotografia, alla filatelia e ai libri sul giardinaggio.
La parte interna occupava circa 45.000 metri quadrati e fu aperta dal 28 aprile ai primi giorni di maggio 1961.
Il progetto iniziale prevedeva una rassegna dedicata alla moda italiana, ma Pininfarina, cui il Comitato Torino ’61 affidò l’organizzazione, volle darle un significato più ampio. Nacque così “Moda, Stile e Costume”, una mostra capace di comprendere non soltanto abiti e accessori, ma anche arte, design, spettacolo, turismo, sport e altri aspetti della vita contemporanea.
L’obiettivo era raccontare come il gusto e gli stili di vita fossero cambiati dall’inizio del Novecento, evitando deliberatamente di costruire un percorso basato sugli avvenimenti politici, militari o istituzionali.
Nei circa 14.000 metri quadrati utilizzati, la mostra era organizzata attorno a cinque grandi temi: Moda, Arti figurative, Arti applicate, Teatro-Cinema-Balletto e Letteratura. All’interno di questi nuclei si sviluppavano numerose sezioni dedicate ad aspetti molto diversi della società italiana.
Tra queste figuravano Rosa e nero, Forme pure e dimensioni, Architettura parametrica, il Compasso d’Oro, il pane, il turismo, lo sport, i gioielli, i manifesti pubblicitari e persino una sezione intitolata “Il 1999”, attraverso la quale si tentava di immaginare il futuro.
Tra le sezioni più originali della Mostra figurava “Il 1999”, dedicata a una domanda molto semplice e affascinante: come sarebbe cambiata la vita degli italiani alla fine del Novecento?
A quasi quarant’anni di distanza, gli allestitori cercavano di proiettare nel futuro il gusto, gli oggetti, gli ambienti e gli stili di vita, trasformando la mostra in un esercizio di immaginazione sul mondo che sarebbe venuto. Era un tema perfettamente coerente con lo spirito di Italia ’61, che celebrava il primo secolo dell’Unità guardando però con grande fiducia al progresso e al futuro.
Per costruire il percorso furono raccolti oltre 500 oggetti e opere, provenienti da musei e collezioni private: dipinti, gioielli, oggetti di design, documenti e materiali legati alla moda e allo spettacolo. Il loro valore complessivo venne stimato allora in circa dieci miliardi di lire; i soli gioielli furono assicurati per tre miliardi.
Alla realizzazione delle diverse sezioni contribuirono artisti e intellettuali. Italo Cremona, per esempio, realizzò il padiglione Rosa e Nero, mentre altre parti della mostra coinvolsero protagonisti della cultura artistica e progettuale italiana dell’epoca.
Uno degli aspetti più curiosi della Mostra era il desiderio di non limitarsi a raccontare ciò che l’Italia era stata. Alcune sezioni cercavano di interpretare le trasformazioni in corso e persino di immaginare come sarebbero cambiati il gusto, gli oggetti e la vita quotidiana nei decenni successivi.
Questa attenzione al futuro rendeva “Moda, Stile e Costume” perfettamente coerente con lo spirito generale di Italia ’61: celebrare il primo secolo dell’Unità, ma soprattutto mostrare un Paese che voleva sentirsi moderno e guardava con fiducia a ciò che sarebbe venuto dopo.
Riletta oggi, la Mostra è un documento particolarmente interessante dell’Italia all’inizio degli anni Sessanta. Moda, design, pubblicità, sport, spettacolo e consumi stavano entrando con forza nella vita quotidiana e contribuivano alla nascita di nuovi modelli sociali.
“Moda, Stile e Costume” cercò di raccontare proprio questa trasformazione: non soltanto ciò che gli italiani indossavano, ma come stavano cambiando il loro gusto, il tempo libero, gli oggetti e il modo stesso di vivere la modernità.