Tra la fine degli anni Cinquanta e i primi mesi del 1961 una vasta area della periferia sud di Torino si trasformò in un grande cantiere. Strade, edifici, impianti, trasporti e spazi verdi presero forma in pochi anni per dare vita al nuovo quartiere dell’Esposizione. Fu una corsa contro il tempo, sostenuta da progettisti, tecnici e migliaia di lavoratori, che cambiò profondamente il volto di quella parte della città.
La scelta dell’area
Prima di Italia ’61, il quartiere che oggi conosciamo semplicemente come “Italia ’61” in realtà non esisteva ancora.
L’area di Millefonti era in gran parte periferica e irregolare: terreni umidi e paludosi, zone di accumulo delle macerie dei bombardamenti della guerra, baracche e insediamenti precari abitati da immigrati provenienti dal Sud e dal Nord-Est d’Italia.
Nel terreno erano inoltre ancora presenti ordigni inesplosi risalenti al conflitto.
La trasformazione
La preparazione dell’Esposizione significò quindi molto più che costruire padiglioni e attrazioni: significò bonificare, urbanizzare e trasformare profondamente un’intera zona della città.
A questa esigenza si aggiungeva quella di creare un nuovo asse viario capace di alleggerire il traffico e offrire un collegamento più diretto verso Moncalieri e, più in generale, verso il Sud della regione.
In pochi mesi nacquero così nuove strade, infrastrutture, edifici, spazi verdi e servizi, fino a creare un quartiere completamente nuovo, pensato come vetrina della Torino moderna e del futuro.
Con l’avvicinarsi della primavera del 1961, i lavori entrarono nella fase più intensa. Cantieri, allestimenti, impianti, sistemazioni stradali e opere di finitura procedevano contemporaneamente, mentre arrivavano espositori, materiali e attrezzature da tutta Italia e dall’estero.
Il tempo era ormai il vero avversario: tutto doveva essere pronto per l’apertura ufficiale del 1° maggio.
Negli ultimi mesi si lavorò senza sosta per completare padiglioni, sistemare gli spazi verdi, collaudare impianti e strutture, definire percorsi e servizi per il pubblico e predisporre l’accoglienza dei visitatori.
La città intera si preparava all’appuntamento, consapevole che Italia ’61 sarebbe stata non soltanto una celebrazione, ma una grande prova organizzativa e simbolica per Torino e per il Paese.