La monorotaia ALWEG fu una delle immagini simbolo di Italia ’61 e forse la più sorprendente. Silenziosa, sopraelevata e futuristica, attraversava il comprensorio collegando in pochi minuti le due estremità dell’Esposizione. Non era soltanto un’attrazione: rappresentava una possibile risposta ai problemi della mobilità urbana e incarnava perfettamente l’idea di futuro che Italia ’61 voleva mostrare ai suoi visitatori.
La monorotaia ALWEG fu una delle immagini simbolo di Italia ’61 e una delle attrazioni che maggiormente colpirono i visitatori. Sopraelevata, silenziosa e dalle forme futuristiche, attraversava il comprensorio offrendo una visione concreta di come si immaginava la mobilità del futuro.
Il sistema prevedeva che il convoglio viaggiasse “a cavallo” di una grande trave in cemento armato, sostenuto e guidato da ruote gommate. Questa soluzione consentiva di superare strade, corsi d’acqua e altri ostacoli occupando relativamente poco spazio a livello del terreno.
La linea torinese aveva uno sviluppo di un chilometro e duecento metri e collegava le due estremità principali dell’area espositiva. Il convoglio era formato da tre vetture articolate, caratterizzate dalla grande superficie vetrata che permetteva ai passeggeri di osservare dall’alto il panorama di Italia ’61.
Una parte del percorso correva sopra il laghetto, rendendo il viaggio particolarmente spettacolare. La monorotaia non era pensata soltanto come attrazione: la sua presenza aveva anche lo scopo di mostrare al pubblico le possibilità offerte da un nuovo sistema di trasporto urbano.
Fin dai primi giorni la monorotaia divenne una delle attrazioni più richieste dell’Esposizione. Per molti visitatori salire su quel treno sospeso rappresentava un’esperienza completamente nuova e quasi fantascientifica.
A metà ottobre 1961 aveva già trasportato oltre 1.300.000 passeggeri, effettuando circa 22.000 corse. Il sistema attirò anche l’attenzione di tecnici e delegazioni straniere interessati alle possibili applicazioni della tecnologia ALWEG nelle città del futuro.
Durante e dopo l’Esposizione vennero prese in considerazione diverse ipotesi per prolungare la linea. Si pensò a un collegamento verso il Valentino e, nella direzione opposta, verso Moncalieri. Qualcuno ipotizzava di portarla fino all'aeroporto di Caselle!
La monorotaia avrebbe potuto così trasformarsi da attrazione di Italia ’61 in un vero sistema di trasporto pubblico. Quelle ipotesi non furono però realizzate e, conclusa l’Esposizione, il futuro della linea divenne sempre più incerto.
Terminata la manifestazione, la monorotaia non venne più utilizzata regolarmente. Il progetto di trasformarla in una linea permanente fu progressivamente abbandonato e il convoglio rimase per anni nella stazione di Italia ’61.
Con il passare del tempo le strutture subirono gli effetti dell’abbandono e gran parte dell’impianto venne infine demolita. La stazione e alcuni elementi del tracciato sono rimasti a lungo come testimonianza di uno dei simboli più riconoscibili del Centenario.
Ancora oggi la monorotaia continua a rappresentare, forse più di ogni altra attrazione di Italia ’61, quella fiducia nel progresso e nel futuro che caratterizzò l’Esposizione torinese del 1961.
Dopo la chiusura di Italia ’61 la monorotaia rimase inutilizzata per anni, sempre più esposta all’abbandono e al vandalismo. Il colpo definitivo arrivò il 17 dicembre 1979, quando un incendio doloso distrusse il convoglio ricoverato nella stazione di partenza.
Secondo quanto riportò La Stampa il giorno successivo, le fiamme ridussero la motrice a uno scheletro e danneggiarono anche la struttura in cemento; già nell’ottobre precedente si era verificato un altro tentativo di incendio.
Un reperto unico
Della monorotaia, uno dei simboli più avveniristici di Italia ’61, non è rimasto praticamente nulla. Questa piccola placca metallica, originariamente collocata sotto una delle porte del convoglio, è oggi l’unico reperto materiale conosciuto della monorotaia. Riporta il nome della Linke-Hofmann-Busch di Salzgitter-Watenstedt, l’azienda tedesca che realizzò le vetture nel 1961.
Un oggetto semplice, ma di eccezionale valore documentario: l’ultima testimonianza materiale di un mezzo che segnò l’immaginario dell’Esposizione. Oggi è conservata dagli Amici di Italia ’61 ed esposta in occasione delle mostre dell’associazione.